metti la preferenza

(l’altra) velo di organza 
il braccio ritrovato espressione
carnale di una bruciatura

amore o musica, a seconda
corpo a corpo l’anima fraterna
ti divento, tu esistevi

ma non sei mai stata presente
talora una forma di sassi
degli alberi portavano aghi,

al di là del lago un fuoco
linguaggio estraneo, parole basiche 
mi ci perdo con bellezza

ricordo, la zona di intolleranza
definisce l’insopportabile
sopportabile per l’altro

talvolta futile come un tubetto
di dentifricio rimasto aperto
e l’odore di borotalco, 
riserva di buon umore

ascoltami, ho delle cose da dire
sul pianeta Tacere
abbiamo paura entrambi della solitudine 
dopo il momento privilegiato dei corpi

(credevo bastasse che ti sentissi amato
fosse niente, voglia di convincimento).

corrispondenze elementari

tu ed io sappiamo il vero senso della maschera
scolpita nel gesso della sordità
in questa vecchia farsa che si ripete
non vedo, non sento, non parlo

gettare la maschera e lasciare la coincidenza,
la fantasmagoria planare sul mondo e sulla pietra
ma se la tua voce stanca si immergerà
nel profondo di un pozzo oscuro
non farlo prima di avvisare
bussa tre colpi nell’entrata del ricordo
e che l’eco del sussurro cristallizzato
mi raggiunga nel lungo inverno
senza fuoco

non sappiamo dare un volto, un nome
l’istante preciso, dove abbiamo permesso
di dividerci per sempre sulla bruttezza delle cose

scriverò il tuo nome in rosso
giusto a fianco delle mie labbra
un poco di sentimento, il mal d’amore
tra le altre sciocchezze trascende ogni cosa
avvicina il sesso al cuore

perché egli senta meno freddo
toccami differentemente

non esiste che la nostalgia di vivere
oltre ogni limite, resistere dipende
solo dalla convinzione
nulla preesiste alla durata, amore mio

rimaniamo ancora un attimo disimparati
di fronte all’imbrunire del paesaggio
in quel canto del cigno piegato sulla curva orizzontale
dell’anima, nella notte dal gusto acre
del sangue asciugato.

campo esplorativo

non cessa mai quest’orgia saccheggiata
banchetto di consumatori voraci
degustazione d’amore e follia

ondeggia la regola nelle ore di punta
uomini, esseri grigi precipitati nel nuovo millennio

così si vive tra queste montagne pietrificate,
le hai amate e poi detestate le parole
che non vuoi più ascoltare.

il non detto

discorsi politici, analgesico equilibrato
corale contemporanea

temere più di ogni altra cosa
il contegno mediocre, gesto
parola

darsi lo stesso un’aria indifferente
seduta e parziale

controllare nella borsa gli strumenti del trucco
e delle sigarette, in posa sciolta.

immaginando qualcosa d’altro

lo sai che dal primo istante perduto
la varietà dei pensieri ti portano via,
li si respira soltanto di lato

vengono da lontano, nulla d’altro

la solitudine è un tempo prezioso
non la si divide su questa terra
per un poco di compagnia
ultimo rifugio della libertà: silenzio

il branco sta sempre in agguato e
più è compatto più diventa incontrollabile
la mediocrità gira dappertutto

nel polso delle città
nel passo di uomini e donne
che percorrono la loro vita

qualcuno certamente ha chiuso la porta

tanto meglio non avremo il rimpianto folle
d’aver provato una storia banale
che riscalda l’uscita delle nostre vite leggere

giocolieri, immaginando chissà cosa di straordinario
dentro ad un quotidiano abituale degli eletti
senza dubbio in un’altra galassia

le false rappresentazioni
le domande dei perché,
il cielo è così basso

flirt intellettuale

“Dans nos regards remplis d’étoiles, la vie
brûlait comme aujourd’hui. Mais sans
cette nostalgie”.
(Renaud)

Non sappiamo da quale parte prendere il racconto della trama implosa che la storia ci offre a contro cuore e che bisogna estrarre come un tumore irreale incollato addosso nel sogno del mattino, raccontata in ordine alfabetico da un narratore estinto. Crocefigge la sua anima (e ogni anima circostante) tra gente di lettere e messaggi scritti con degli SMS, una sorta di concorso epistolare per il piacere di una buona parola. Egli spera sia immediato il dolore, vive nella paura che il male lo raggiunga solo più tardi, proviene da una generazione iperprotetta e disincantata. Osserva la bulimia salire le classifiche dell’amore cialtrone e al di là del mare vede gli uccelli agonizzare sui marciapiedi, vede Praga che svende Kafka.

non è così semplice

trasportare la borsa, l’accendino, il trucco
imitazione del profilo originale dai colori
leggermente sottili

la primavera ritorna armata di lance verdi,
sale da sotto la terra fino all’opacità del mondo
nei buchi neri delle foreste

per ridare vita agli elefanti e ai sogni
dove ci si può ancora baciare sulla nuca
appassionatamente

la tendenza segue una moda disanimata
sindrome omeopatica
a strati sulla pelle.

teorema contrapposto

lasciare alle spalle qualcosa
che non è fuggire
ma semplicemente superare
i muri che impediscono di volare
anche di camminare
frequenza

l’immaginazione sostiene ogni percorso
e poco importa di quale si tratta
dove possa portare
una sensazione progressiva
avanti ugualmente

finché ci sarà qualcosa in cui credere
a volte è bello confrontare la realtà
dare una dimensione globale alla brezza
il senso dell’acqua e del ritorno, il respiro degli alberi
ma non succede niente

in apparenza possiamo rimanere nella percezione
quindi il teorema si salda e raccogliamo solo chiacchiere
tu hai un po’ paura di me è comprensibile
non devi, non c’è motivo, oggi mi mostro senza pudori
né velleità seduttive, un’autoflagellazione

siamo in questo piuttosto simili, se c’è un futuro
è solamente un rinnovare cambia la forma
ma è sempre la stessa circonferenza,
la vita in fondo cos’è se non un film a basso rilievo
uno scenario scritto a scatti mentali, asseconda l’umore
la fortuna, le combinazioni, l’antidoto alla velocità
via i volti senza espressione

diciamo sensazioni contrapposte in un altrove
separare ogni perché dalle risposte
senza spazi da cui essere circondati

è vitale l’estraneità del nostro passare
lo scorrere dei luoghi e del tempo
fa da supporto

nulla si afferra veramente ed è
meglio così alla fine.

dietro la porta

se una notte di inverno
veniste a bussare alla mia porta
non vi aprirei pertanto
a seconda del vostro desiderio
nulla ci viene dato per scontato

non abbiate fretta
io ho tutto il mio tempo

dalla foresta scendono dei caprioli
e arrivano fino ai bordi della casa,
esclameremo insieme- che bello!
e poi, credete che sia così brutto sognare
noi non facciamo anche parte di un sogno e basta?

ritorneremo per un breve momento fanciulli
come quando non sapevamo del mondo
e non ce ne fregava niente che fosse fatto a scale,
nessuno ci aveva insegnato ancora
il ritornello della pratica esistenziale
con le citazioni dei filosofi;

Platone ha detto questo, che
Descartes o Kant hanno detto quest’altro
o le ragioni e i gusti degli altri,
no, non ce ne frega niente, assolutamente

non so se la felicità esiste, ci serviremo delle storie
la descrizione della vita quotidiana
pensare da noi stessi senza risposta definitiva
con slancio e stupore naturale
a chiederci dove va la luce quando fa notte
e del perché le ingiustizie

se una notte di inverno
veniste a bussare alla mia porta
prendete tutto il vostro tempo.

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